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Il legame di attaccamento… brevi considerazioni…

 
la teoria dell'attaccamento è stata elaborata dallo psichiatra e psicoanalista inglese John Bolwby per spiegare i meccanismi alla base della costruzione di quella speciale relazione che lega il bambino alla madre (o alla figura primaria di accudimento), ed esplorare le possibili conseguenze della rottura o della perdita dei legami affettivi primari. Il contributo pionieristico di questo autore ha avuto un impatto importante sulla psicologia contemporanea costituendo un ponte tra la psicologia generale e la teoria clinica di orientamento psicodinamico. 

Per “attaccamento” Bowlby intende un pattern (modello) comportamentale incentrato sulla richiesta e sull'elicitazione di cure da parte del bambino(che inizialmente non è, e non si sente, in grado di affrontare il mondo in modo autonomo) nei confronti della madre (o di un'eventuale altra figura di accudimento), sulla base di una predisposizione geneticamente determinata, sia del bambino a ricercare il contatto, che della madre ad interpretare i segnali che del bambino utilizza a questo fine.

La situazione ottimale sarebbe che si venga a creare un equilibrio tra la tendenza del bambino ad esplorare l'ambiente fisico e sociale, e la tendenza a ritornare alla “base sicura” , la madre, nel caso le informazioni segnalino un possibile rischio; affinché ciò avvenga è importante che il bambino faccia esperienza di una relazione continuativa, intima e calda col la propria madre, nella quale entrambi trovino soddisfazione e gioia.
Nella realtà spesso le cose non vanno come ci si potrebbe auspicare, e non sempre per colpa della madre; esistono infatti bambini con temperamento (aspetti comportamentali più stabili e intimamente collegati al portato biologico) difficile che complicano di parecchio il compito della madre. 

Molte psiconevrosi o disordini del carattere possono essere attribuili alla deprivazione delle cure materne, o alla discontinuità nella relazione del piccolo con la madre; in seguito alla formazione dell'attaccamento si verrà a creare un “imprinting” relazionale-affettivo più o meno ottimale che influenzerà la persona nelle successive relazioni affettive, in modo più o meno coercitivo e persistente, a seconda della capacità che il singolo ha di ri-elaborare il proprio vissuto.
Le esperienze del bambino con la figura di attaccamento principale portano alla formazione di rappresentazioni mentali (modelli operativi interni) del Sé e delle persone significative del mondo circostante, che fanno da filtro nei processi di elaborazione dell'informazione, quindi la teoria dell'attaccamento chiama in causa componenti sia affettive (II-IV casa in astrologia) che cognitive (III casa).
Se tra le esigenze del bambino e le risposte della madre si crea un equilibrio si struttura un attaccamento sicuro e il bambino costruirà un modello mentale di sé come di persona degna di essere confortata ed amata, e una degli altri come persone pronte ad aiutarlo in caso di necessità, senza provare il bisogno di controllare continuamente la loro disponibilità.

Nei casi di attaccamento insicuro (ne esistono diverse modalità) il bambino si forma delle aspettative preconcette nei riguardi degli altri e di se stesso che possono portarlo a sintomi nevrotici, ad interpretare in modo distorto il comportamento degli altri e spingerlo successivamente alla messa in atto di comportamenti ostili o disadattivi nei confronti dell'ambiente sociale; ad impedire la costruzione di legami affettivi significativi in età adulta, a favorire la costruzione di legami distorti e dolorosi. 

Il legame di attaccamento vero e proprio si struttura tra l'ottavo mese (asse II-VIII, sperimentazione dell'ansia di separazione) e l'inizio del secondo anno di vita (asse III-IX, graduale formazione della componente cognitiva -schemi mentali- della relazione), e si consolida successivamente.
Entro gli 8 mesi si forma quello che può essere definito “imprinting filiale”, ovvero la maggior prontezza del piccolo ad apprendere e fissare in memoria in modo più o meno irreversibile le caratteristiche della figura allevante. Successivamente il bambino sperimenta  l'ansia da separazione, inizia ad avventurarsi nella sperimentazione del mondo (III casa) ma al contempo deve sperimentare la sensazione di poter far affidarsi ad una base sicura (II casa) a cui tornare di fronte a quelli che vengono interpretati come segnali di pericolo (la semplice “paura dell'estraneo” deve essere gestita).
Fino a questa fase (che termina intorno ai 18 mesi) il rapporto è unilaterale perchè era compito della madre mantenersi disponibile ad ogni necessità del piccolo. Dai 18 mesi in poi (simbolicamente in una fase liminale tra l'asse III-IX e l'asse IV-X di un tema natale) la relazione diventa reciproca, anche il bambino si mostra disponibile ad adattarsi alle necessità della madre, ad aspettare il suo ritorno e ad accettare di stare un po' da solo, tollerando la frustrazione; in altre parole gradualmente il bambino interiorizza la madre, si forma “la costanza oggettiva” (simbolicamente siamo in IV casa).

L'attaccamento è stato studiato da un punto di vista sperimentale (strange situation) in situazioni in cui il bambino in un contesto di gioco sperimenta una condizione di stress crescente; ad un certo punto la madre si allontana e per un breve periodo lo lascia giocare da solo con un estraneo; a seconda delle reazione del bambino al ritorno della madre è possibile classificare la tipologia dell'attaccamento. Da un punto di vista clinico sono stati elaborati dei test  semi-proiettivi (separation anxiety test) in cui il bambino deve dire che cosa prova un altro bambino raffigurato in alcuni disegni, che lo ritraggono in situazioni di separazione. Sono stati condotti anche numerosi studi longitudinali (in cui uno stesso campione viene seguito per un decorso temporale piuttosto lungo ad intervalli più o meno regolari) per testare la correlazione tra stile di attaccamento e vita affettiva nell'età adolescenziale ed adulta, che è risultato piuttosto forte, anche se non deterministica. 

Gli stili di attaccamento possono essere classificati in:

- attaccamento sicuro;
- attaccamento insicuro-ambivalente (con diverse sfumature);
- attaccamento insicuro-evitante;
- attaccamento disorganizzato.

Da un punto di vista astrologico l'attaccamento ha sicuramente un collegamento immediato con la   Luna (madre, cura, bisogni) e in seconda battuta con Venere (altro pianeta affettivo); è possibile ottenere ulteriori informazioni dalla lettura della II e della IV casa  che sono collegate a luna e venere, il legame si struttura in una fase che può essere fatta corrispondere simbolicamente agli assi II-VIII e  IV-X, passando per l'asse III-IX in cui si formano e consolidano gli schemi cognitivi necessari.

Semplificando possono essere indicativi di un attaccamento sicuro aspetti armonici di Luna e Venere (in particolare a Giove),  una II e una IV casa in segni affettivi e-o con pianeti adeguati al tipo di esperienza.
Possono invece segnalare un attaccamento insicuro ambivalente, aspetti di tensione tra Luna (e-o Venere) con Marte (con buona probabilità in questi casi si è sperimentata quella che è stata definita “rabbia disfunzionale”, nei confronti della persona di cui si ha più bisogno), con Plutone (in cui viene acuita l'ambivalenza e il bisogno di controllo), con Urano (che può segnalare l'imprevedibilità-inaffidabilità della madre, le sue risposte troppo brusche). Nella variante invischiante sono sicuramente presenti contatti Luna-Nettuno e-o Venere-Nettuno.
Gli aspetti Luna-Saturno e Venere-Saturno sono più indicativi di un attaccamento insicuro evitante.

 Concludendo, considerando l'importanza che il legame di attaccamento ha per la costruzione del mondo emotivo e-o affettivo-relazionale degli individui, ritengo sia molto utile una lettura focalizzata su questo aspetto in chiave astrologica (soprattutto laddove la persona abbia una vita affettiva particolarmente complicata con esperienze simili che “si sono ripetute nel tempo”, e non riesca a soddisfare i suoi bisogni affettivi-relazionali), nella consapevolezza che nulla è deterministico (in psicologia come in astrologia) e che una maggior consapevolezza (o semplicemente un atteggiamento possibilistico) delle proprie dinamiche interiori può portare alla ricollocazione di certe esperienze e a facilitare la rielaborazione progressivamente alcuni “schemi mentali” (forse è meglio chiamarli modelli operativi interni, perchè è forte la componente affettiva) che si sono formati precocemente e che altrimenti possono ostacolare lo sviluppo di relazioni affettive stabili e gratificanti, senza che la persona ne abbia piena consapevolezza.
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