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L’ovoide della psicosintesi, un mandala della psiche…

Per rappresentare simbolicamente la psiche e i suoi distretti Assagioli faceva riferimento ad un “mandala” chiamato ovoide, un grafico a forma di uovo al cui centro è raffigurato l’Io (o Sé) cosciente, circondato dal campo di consapevolezza e dall’inconscio medio; verso il basso viene rappresentato l’inconscio inferiore, e verso l’alto l’inconscio superiore (o supercosciente); in cima all’uovo si trova l’Io (o Sé) superiore o supercosciente; all’esterno dell’uovo troviamo l’inconscio collettivo. La rappresentazione dell’ovoide restituisce un’idea della vastità delle aree inconsce della psiche, i cui contenuti vanno oltre l’area di consapevolezza. Le impressioni e i vissuti dell’inconscio sono dinamici, tendono ad associarsi e a modificarsi nel tempo. Vi è una continua osmosi, un continuo scambio di informazioni dall’inconscio verso il conscio, per questo le linee che separano i vari distretti sono tratteggiate.

 

L’inconscio inferiore (nominato inconscio profondo in questo grafico) è alla base della struttura psicologica e comprende gli istinti e le pulsioni fondamentali, i processi che regolano il sistema neurovegetativo, i complessi, i traumi, le attività immaginative e fantastiche a livello elementare, e le facoltà parapsicologiche a livello elementare. Tramite l’impiego di tecniche opportune (lo studio dei sogni, le visualizzazioni, le associazioni libere, il disegno spontaneo…ecc) è possibile far emergere i contenuti che frenano o annullano le energie vitali e che quindi possono essere le radici e le cause di disturbi psicologici e psichiatrici.

L’inconscio medio contiene elementi di natura analoga a quelli che hanno accesso alla consapevolezza di veglia, di cui non è necessario essere costantemente consapevoli (per ragioni di economia cognitiva), ma che riaffiorano con facilità se si riflette per richiamarli. In quest’area della psiche avviene una costante gestazione psichica degli elementi che riaffiorano nell’area della consapevolezza durante i processi immaginativi e di pensiero. Il materiale contenuto in questo distretto, trascorso un certo tempo, possono affluire nell’inconscio inferiore, è anche possibile una mobilità di contenuti in senso inverso, in risposta ad eventi significativi, o in seguito a lavori psicoterapici o di autoindagine.

L’inconscio superiore (anche chiamato superconscio o inconscio transpersonale) è la parte più “animica-evolutiva” della psiche, può essere pensato come una sorta di serbatoio delle potenzialità e dei talenti non ancora espressi dalla persona; qui l’energia del Sé viene accolta e trasformata in simboli, immagini e pensieri. Le qualità racchiuse in queste aree sono considerate dalla psicosintesi come entità viventi vibranti che devono essere esplorate solo se la personalità è sufficientemente equilibrata ed integrata, altrimenti possono essere disorientanti ed avere un effetto squilibrante.

L’inconscio collettivo è lo strato più profondo dell’inconscio, una sorta di scatola nera universale che contiene il patrimonio dei vissuti dell’umanità, dall’alba dei tempi fino ad oggi, e lo trasmette per filtrazione ai singoli individui, che non essendo monadi, entrano in un rapporto di scambio energetico con l’ambiente in cui sono immersi. L’inconscio collettivo può essere scomposto in tre livelli: inferiore, medio e superiore, a seconda del tipo di contenuti, che può essere di tipo istintuale, valoriale, immaginativo, emotivo e mentale.

I contenuti energetici dell’inconscio collettivo sono “archiviati” sotto forma di archetipi: immagini simboliche preesistenti (nel senso che preesistono gli individui) che rappresentano il patrimonio delle esperienze umane narrate nei miti di tutte le culture, che possono essere plasmate da vissuti personali. I confini che separano l’inconscio personale dall’inconscio collettivo possono essere più o meno attenuati (graficamente questo riflette il tratteggio che definisce il perimetro dell’ovoide), ai due estremi possiamo avere: da una parte i soggetti corazzati che mettono una forte barriera a presidio del personale fino ad impedirne l’accesso costruendosi una sorta di scafandro; all’estremo opposto si collocano quei soggetti che hanno confini troppo labili e non sanno discriminare tra i propri contenuti psichici e quelli di altri che contattano attraverso l’inconscio collettivo.

Il campo di consapevolezza (anche chiamato campo di coscienza) può essere raffigurato come lo schermo su cui vengono proiettati sovrapponendosi i contenuti della psiche di cui si è consapevoli nel qui ed ora, siano essi pensieri, immagini, affetti, istinti… ecc. L’area di questo territorio può essere più o meno vasta in funzione della quantità di elementi a cui si presta attenzione. Per conoscersi, crescere, evolvere è necessario allargare i contenuti del campo di consapevolezza introducendo contenuti dell’inconscio inferiore, medio e superiore, in modo da poterli illuminare tramite la luce della coscienza integrandoli costruttivamente nel proprio progetto esistenziale.

Tornando allo schema dell’ovoide, una linea tratteggiata partendo dal centro unisce i due centri di coscienza, l’Io e il Sé, ma in realtà la dualità della coscienza è solo apparente, infatti l’Io è della stessa natura del Sé, può essere considerato un suo riflesso, una sua emanazione calata nella dimensione spazio-temporale della vita terrena. La psicosintesi si fonda sull’ipotesi del Sé, un concetto analogo a quello di anima, una forma di coscienza a priori che pervade il soggetto e la sua personalità, qualunque sia il suo livello evolutivo, e lo induce a procedere su una traiettoria di sviluppo individuale anche se l’Io ne è all’oscuro e lo può contrastare. Il Sé rappresenta il nucleo universale della finitezza individuale, per questa ragione è per metà dentro e per metà fuori rispetto all’ovoide, e costituisce una sorta di ponte tra gli aspetti universali e personali dell’individuo.

Il punto di arrivo di un percorso psicosintetico è l’unificazione della coscienza dell’Io con la coscienza del Sé, la via dell’evoluzione superiore avviene quando l’essere umano si avvicina all’identificazione con il Sé, sentendosi in comunione con il tutto. È possibile individuare degli stadi di progressiva identificazione con il Sé, da un livello base in cui la coscienza dell’Io nega l’esistenza del Sé, per arrivare al livello più alto, in cui si riconosce la propria unità con il Sé universale. Lo scopo del processo evolutivo, e della psicosintesi, è di accrescere il dominio del Sé sulla psiche e sulla personalità, in modo che possa coordinarla e guidarla verso il suo progetto esistenziale. Il Sé è intraducibile a parole e non va confuso con alcuni contenuti dell’inconscio superiore che possono riaffiorare spontaneamente o durante gli stati meditativi, le cosiddette “esperienze delle vette” (o esperienze del Sé) che comprendono: stati di estasi, di amore per gli altri esseri viventi, di gioia, impulsi al sacrificio di sé e intuizioni creative e simboliche, che pur essendo indispensabili non sono pure esperienze del Sé. Per raggiungere il Sé è necessario aver consolidato l’Io e saper usare la volontà, in modo che la coscienza si elevi e i due centri di coscienza si allineino, o meglio entrino in risonanza.

La via privilegiata per accedere al Sé è la meditazione, anche se sono possibili fugaci ed imprevedibili esperienze spontanee del Sé. La comunicazione tra Sé ed Io è responsabile della nostra percezione di permanenza e stabilità, nonostante il continuo fluire della coscienza. L’Io è quella parte del Sé che un individuo percepisce in una determinata fase della vita. Il riconoscimento del rapporto tra Io e Sé permette di pervenire alla consapevolezza della propria identità profonda e di addentrarsi in un processo evolutivo. L’Io è il principio unificatore della vita psichica, la sua manifestazione è responsabile del nostro senso di identità. La coscienza dell’Io nella primissima parte della vita non è percepibile, resta latente fino a quando la psiche è assorbita e dominata dalle forze impulsive-istintuali e dai condizionamenti genetici ed ambientali. Successivamente, quando l’uomo si identifica con la natura mentale, l’Io emerge dall’inconscio, anche se la sua presenza non è ancora ben definita a causa della nebbia provocata dalle emozioni. L’Io non va confuso con la personalità, piuttosto è il centro unificatore dei vari contenuti psichici, che contiene, percepisce, valuta, discrimina, ed elabora, inserendoli nel progetto esistenziale dell’individuo, presieduto dal Sé.

L’Io è la coscienza che illumina e opera con volontà sul conglomerato di elementi psichici che compongono la personalità. Il tentativo dell’Io di allinearsi al Sé può avvenire solo se si affrontano le conflittualità e le problematiche della personalità. Per la psicosintesi ogni elemento della personalità va compreso, controllato e gestito, non c’è nulla da eliminare o da mettere in disparte. Man mano che l’Io riesce ad emergere liberandosi dai conflitti e dagli irrisolti della personalità può ascendere ed approssimarsi al Sé, come è simbolicamente evidenziato dalla linea tratteggiata che collega i due centri di coscienza nell’ovoide di Assagioli. Gli elementi della personalità possono essere quindi controllati e coordinati dall’opera della coscienza dell’Io che li rende aderenti ai progetti dell’individuo. Spetta all’Io il ruolo centrale di integrazione e dominio delle dinamiche psichiche, facendo leva sulla funzione volontà. Solo quando la personalità è integrata e gli elementi psichici sono coesi l’individuo si orienta verso motivazioni, valori e mete che non sono dettate da condizionamenti, ma che sono parte del suo progetto esistenziale. Il processo che può portare ad una personalità integrata si sviluppa attraverso una serie di stadi, da un’iniziale scissione fra le componenti psichiche, al riconoscimento della molteplicità dei contenuti psichici, passando attraverso l’insorgere di un periodo di inquietudine e frustrazione per le incoerenze avvertite (che può portare a considerevoli crisi), per poi arrivare alla sintesi e all’integrazione.

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