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Cos’è il counseling psicosintetico ?

Il counseling è una relazione di aiuto “centrata sulla persona” le cui origini sono riconducibili alle intuizioni dello psicoterapeuta Carl Rogers, secondo il quale il modo migliore per aiutare una persona in difficoltà non è quello di dirle cosa fare, quanto piuttosto quello di aiutarla a comprendere la sua situazione e a gestire i suoi problemi, in modo che possa assumersi pienamente la responsabilità delle sue scelte, facendo leva sulle sue risorse personali, senza dipendere dalle interpretazioni e dai consigli forniti da un altro, per quanto “esperto” possa essere.

Coerentemente con la filosofia della terza forza della psicologia, la psicologia umanistica, l’individuo viene considerato al centro della sua esistenza, relativamente libero dai condizionamenti, capace di agire in modo creativo e responsabile. In quest’ottica, l’obiettivo del percorso terapeutico non è quello di “guarire” una persona, ma quello di aiutarla a crescere, in un percorso di sempre maggiore comprensione ed integrazione di sé, verso una sempre maggiore autonomia, facendo affidamento sulla spinta individuale alla crescita, alla salute e all’adattamento, che è insita nella natura umana.

Il Counseling Psicosintetico ha come modello psicologico di riferimento la Psicosintesi di Roberto Assagioli, che individua nel motto “Conosci-Possiedi e Trasforma te stesso” le fasi cicliche del processo di psicosintesi-autorealizzazione.

Conoscere se stessi è un viaggio di scoperta della propria natura più intima ed autentica che passa attraverso l’esplorazione della mutevolezza e della molteplicità del proprio Mondo Interiore. Durante questo viaggio di conoscenza dei vari “personaggi” che popolano la propria psiche (le cosiddette subpersonalità) è importante sviluppare la capacità di mantenere la giusta “distanza psichica” (disidentificazione), assumendo la posizione interna dell’Io-osservatore (la dimensione passiva dell’Io).

La fase del “possiedi te stesso” implica l’acquisizione di padronanza sulle varie forze e sui vari elementi che vivono dentro di noi, mobilitando la dimensione attiva dell’Io (l’Io-volontà). In questo modo, dopo aver conosciuto meglio gli elementi consci ed inconsci della propria personalità, l’Io può mettere in atto delle strategie per dirigerli e padroneggiarli, anziché farsi dominare da essi.

La fase del “trasforma te stesso” si realizza costruendo un atteggiamento interiore di apertura e di accettazione nei confronti delle inevitabili trasformazioni interne ed esterne, che ci portano a divenire sempre di più ciò che possiamo e che vogliano divenire.

La psicosintetista Diana Whitmore sostiene che: “…indipendentemente dalla motivazione, le persone scelgono il counseling perché vogliono diventare soddisfatte. Sembra che gli esseri umani posseggano un nascosto senso delle loro potenzialità che li richiama verso il benessere; un bisogno primario di assumersi la responsabilità della propria vita e di sperimentarla utilmente. Sono spinte potenti e motivanti, che possono allargare la situazione del counseling e aggiungere una motivazione positiva. Il counseling psicosintetico ritiene questi principi fondamentali e cerca di evocarne una consapevole coscienza.”

La scelta del counseling può essere determinata da situazioni ben precise e contingenti oppure confuse e nebulose, ma in ogni caso caso, qualche evento viene percepito come un “ostacolo all’esserci”. Compito del counselor psicosintetico è considerare il problema del cliente come facente parte del cammino della persona verso l’integrazione.

Il counselor psicosintetista adotta nei confronti del cliente uno “sguardo bifocale”: la visione che gli si presenta è quella di una persona con delle difficoltà che però, contemporaneamente, è un Sé che ha uno scopo nella vita e che sta percorrendo un cammino di sviluppo. 

Secondo l’ottica psicosintetica, i problemi non sono semplici eventi da eliminare, ma piuttosto indici di una nascosta spinta all’integrazione. Quando il counselor collabora con l’inevitabile, considerando il problema del cliente come un momento di crescita, ciò rivoluziona il contesto del counseling. Non si tratta di procedere verso il ritorno alla condizione precedente la crisi, ma di riconoscere il momento di crescita per dare un senso evolutivo alla sofferenza dell’individuo.

Il counselor psicosintetista è un facilitatore del processo di psico-sintesi, che accompagna il cliente a scoprire o a ricontattare l’esperienza di quel centro immutabile da cui gli eventi possono essere osservati con reale lucidità. Accompagnare significa avere fiducia nelle risorse del cliente e creare un’atmosfera di amore e accoglienza che permetterà l’instaurarsi di una relazione veramente umana.

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