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Astrologia, scienza e stereotipi

Una delle cose più frustranti che possa capitare ad un astrologo è quella di trovarsi di fronte allo “scettico della situazione” che con tono di sfida pretende che gli si possa spiegare in termini “scientifici”, e magari in cinque minuti, come e perché l’astrologia funzioni. Generalmente chi ha questo atteggiamento dà per scontato che chi “crede” nell’astrologia sia una persona irrazionale, mossa da una fede cieca in qualcosa che non è dimostrabile.

La frustrazione rischia poi di diventare irritazione quando invece è l’accademico di turno (spesso specializzato in scienze esatte e ateo), o il presunto tale, che inizia a puntare il dito contro gli astrologi, accusandoli più o meno velatamente di ignoranza, credulità, autoinganno, o peggio ancora, di disonestà. Generalmente chi ha questo atteggiamento ha già stabilito in partenza di essere il detentore della verità e accusa chi non la pensa come lui di essere nel falso e in cattiva fede.

Per fortuna si tratta di casi limite, piuttosto rari, ma non è infrequente che alcune persone abbiano in mente uno stereotipo piuttosto fuorviante sull’astrologia, che può dar vita ad un pregiudizio del tipo: siccome l’astrologia “non è provata dalla scienza” non può essere vera.
Come cercherò di chiarire, un’affermazione del genere si basa su delle premesse sbagliate che portano ad una generalizzazione indebita. 

Con buona probabilità, i pregiudizi nei confronti dell’astrologia sono aumentati esponenzialmente in seguito all’avvento della rivoluzione scientifica; prima di allora, infatti, la visione prevalente del mondo era riconducibile al paradigma organicistico, che considerava l’universo come un’entità animata, in cui ogni parte si riteneva essere collegata a tutte le altre tramite un principio di risonanza cosmica. L’insieme del Sole, della Luna, dei pianeti e delle stelle era concepito come una vasta rete di consapevolezza, e l’uomo poteva quindi essere considerato come un universo in miniatura. Questa visione del mondo è compatibile con l’astrologia e con gli approcci filosofici che sostengono l’esistenza di un’analogia di significato tra macrocosmo e microcosmo. Non deve quindi sorprendere che grandi personalità della scienza, come Newton, Copernico, Galileo e Keplero conoscessero ed applicassero l’astrologia, e che in epoca rinascimentale la materia venisse insegnata in ambito universitario.

Durante le rivoluzione scientifica il metodo empirico (quantitativo) divenne il metodo elettivo di conoscenza, l’unico che col suo rigore sembrava poter consegnare tutta la verità. Da allora, per poter essere studiati scientificamente i fenomeni dovevano poter essere ridotti alle loro unità fondamentali, che dovevano poi essere analizzate, soggette a misurazione e quantificate. Diveniva inoltre necessario fare delle ipotesi sulle relazioni causali, delle predizioni sulla base delle ipotesi, ed infine degli esperimenti per capire se le predizioni erano corrette. Per ottenere una conferma definitiva, l’esperienza doveva essere replicabile.

Siccome tramite il ricorso a questo metodo non era possibile studiare le “affinità nascoste” alla base della risonanza cosmica che si riteneva informare tutte le parti dell’universo, si pensò che tali entità fossero inesistenti. Gradualmente il paradigma meccanicistico prese il sopravvento e molti scienziati iniziarono a concepire l’universo come una macchina inanimata all’interno della quale tutto risponde a leggi ben precise ma (apparentemente) senza uno scopo. 

Indubbiamente il metodo empirico-quantitativo ha dato ottimi risultati, soprattutto nelle scienze esatte, ed ha contribuito al progresso dell’ umanità (per lo meno in termini materialistici), ciò nonostante è importante ricordare che non è l’unico metodo in grado di consegnare la verità, e che non è adatto allo studio esaustivo di tutti i fenomeni.

Oggi il paradigma meccanicistico è stato superato da sviluppi interni alla scienza, e non esiste più un unico metodo scientifico, perché le diverse scienze utilizzano metodi diversi. Inoltre, la nuova fisica è in accordo con le tradizioni spirituali che pensano ad un universo di pura consapevolezza, in cui non c’è separazione tra eventi ed oggetti nello spazio-tempo. Sviluppi recenti del nuovo paradigma come la meccanica quantistica, il principio antropico, la teoria del caos e della complessità, sono compatibili con l’astrologia e col paradigma organicistico. 

Anche in ambito psicologico e sociale, è ormai assodato che la ricerca quantitativa, pur avendo prodotto risultati interessanti, presenta numerosi limiti. Gli approcci statistici e neuroscientifici che nell’intento di alcuni ricercatori vorrebbero avvicinare la psicologia alla rigorosità delle scienze esatte, da soli non sono in grado di spiegare in modo esaustivo alcun fenomeno psicologico complesso, e devono quindi essere integrati con approcci qualitativi che permettono di cogliere una serie di sfumature sulla variabilità individuale.

E’ importante sottolineare che il metodo empirico-quantitativo non è adatto a studiare l’astrologia perché quest’ultima non può essere scomposta nei suoi elementi essenziali e studiata in modo meccanico senza che venga snaturata la sua essenza. Nessun fattore astrologico può infatti essere compreso accuratamente se viene isolato dal contesto, perché il tutto prevale sulle singole parti. L’unico approccio che può rendere giustizia ad una carta natale è quello olistico.

Anche se la ricerca statistica ha prodotto alcuni risultati interessanti a sostegno dell’astrologia (pensiamo agli studi dei coniugi Gauquelin per esempio), tali studi non possono che portare, nella migliore delle ipotesi, a risultati parziali e limitanti. 

Uno dei motivi per cui l’astrologia non può essere studiata in modo meccanico è che ogni singolo archetipo astrologico è plurivoco; si può manifestare in diversi modi continuando a rimanere vero nella sua essenza. Inoltre in un tema natale ogni archetipo è collegato ad altri archetipi che ne modificano l’espressione, ampliando ulteriormente la gamma delle possibili manifestazioni. 

Il fenomeno umano è estremamente complesso e risponde ad una molteplicità di variabili; dal punto di vista psicologico la personalità emerge dall’interazione dinamica di un insieme di parti (quelle che in psicosintesi vengono chiamate subpersonalità), riconducibili alle diverse configurazioni astrologiche presenti in un tema natale.

Inoltre, siccome i fenomeni astrologici sono sincronici, ogni configurazione astrologica presenta sia una manifestazione psicologica che una manifestazione ambientale, ad essa associata per risonanza di significato. Bisogna poi considerare che quasi nessuno si identifica con la totalità del proprio tema natale; questo significa che i potenziali repressi (Sé rinnegati) potranno manifestarsi come contenuti che verranno proiettati nel mondo esterno. Solo riconoscendo questi contenuti come propri, nell’ambito delle relazioni interpersonali, sarà poi possibile integrarli in modo armonico nella propria personalità.

Non bisogna poi dimenticare che ogni tema natale presenta un certo grado di indeterminazione, perché gli individui e l’ambiente si influenzano reciprocamente. Se è vero che gli eventi stimolano l’espressione del potenziale evolutivo insito in un tema natale, è altrettanto vero che contenuti psicologici irrisolti tendono a materializzarsi a livello somatico ed ambientale; la concatenazione delle cause non è quindi lineare, ma circolare. Anche all’influenza dei condizionamenti storico-culturali dovrebbe essere data la giusta importanza.

Per tutti questi motivi un tema natale dovrebbe essere considerato come un sistema aperto, i cui esiti non possono essere predeterminati. Inoltre, dalla semplice osservazione di un tema natale non è possibile stabilire il livello di coscienza raggiunto da una persona in un dato momento; variabile fondamentale per comprendere cosa l’individuo farà del potenziale insito nel suo tema natale. 

In conclusione, il fatto che il metodo empirico-quantitativo non sia adatto allo studio dell’astrologia non significa che l’astrologia non sia vera.

I metodi qualitativi impiegati nelle scienze psicologiche e sociali sono compatibili con i fenomeni astrologici, che possono quindi essere studiati scientificamente senza che ne venga snaturata l’essenza, cosa che di fatto molti studiosi stanno facendo anche a livello “accademico” (Glenn Perry, Greg Bogart, Richard Tarnas, su tutti).

Contrariamente a quello che pensano alcune persone, chiunque studi e pratichi la materia, anche a livello amatoriale, può ottenere una serie di riscontri immediati sulla sua verità intrinseca; non è necessario alcun atteggiamento fideistico a priori. L’astrologia non è sopravvissuta tutti questi secoli solo perché “la gente ci crede”, ma perché chi la studia e la pratica continua a verificarne le potenzialità. 

In più di vent’anni di studi astrologici non ho mai conosciuto (o visto in tv) un detrattore dell’astrologia che abbia dimostrato di conoscere la materia. In svariate occasioni ho potuto constatare che l’opposizione di certe persone non aveva mai alla base la conoscenza di ciò che contestavano, ma il pregiudizio.

Per fortuna in numerose occasioni ho potuto constatare che lo scetticismo, in una certa misura giustificabile (quando conosciamo poco qualcosa siamo “guidati” da uno stereotipo che può essere fuorviante), di alcune persone, lasciava in seguito spazio all’apertura e all’ascolto se veniva loro fornita una descrizione dell’astrologia non sovrannaturale e aderente alla realtà, che presentasse sia le potenzialità che i limiti della materia e del singolo astrologo.

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